Il pranzo di ferragosto
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Mentre la casa sonnecchia sotto l'afa di Ferragosto, Gis e il cognato cedono a una passione proibita. Un gioco di sguardi, un tocco furtivo sotto il tavolo, e ora si ritrovano nel ripostiglio, dove il desiderio li consuma in un atto ardente e segreto.
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L'afa di Ferragosto opprimeva la casa, rendendo l'aria pesante e densa. Mentre tutti si erano ritirati nelle loro stanze per il riposo pomeridiano, lui si era alzato furtivamente dal divano. Gis lo aveva seguito con gli occhi, un lampo complice tra le sue ciglia. Il pranzo era stato una tortura: sotto il tavolo, il suo piede aveva risalito lentamente la gamba di lei, fino a premere contro il tessuto sottile del suo vestito. Sentiva le sue cosce tremare, il respiro che si spezzava quando le dita avevano trovato il calore umido della sua fica attraverso le mutandine.
Ora, nel corridoio silenzioso, i loro sguardi si incrociarono. Senza una parola, lei lo precedette verso il ripostiglio all'estremità della casa. La porta cigolò leggermente aprendosi, rilasciando un odore di polvere e legno vecchio. Entrarono, e lui chiuse a chiave dietro di loro. La penombra era quasi totale, solo qualche filo di luce filtrava da una fessura della persiana.
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Gis si appoggiò a una pila di scatole, il respiro ancora affannoso. "Non riesco a credere che lo abbiamo fatto," sussurrò, le mani che tremavano mentre si allacciava i capelli dietro le orecchie. Lui si avvicinò, sentendo l'elettricità tra i loro corpi. Il profumo della sua pelle, mescolato al leggero odore di sudore e al suo profumo dolce, lo fece diventare duro istantaneamente.
"Ti sei bagnata tanto sotto al tavolo," disse con voce roca, le mani che le afferravano i fianchi. Lei gemette, la testa che si inclinava indietro esponendo il collo delicato. "Mio Dio, sì. Pensavo che mi stessi perseguitando." Le sue dita trovarono la cernella dei suoi pantaloni, aprendola con un movimento rapido. Il cazzo di lui saltò fuori, già duro e pulsante.
Gis si inginocchiò lentamente, le ginocchia che scricchiolavano sul pavimento di legno. "Cristo, è enorme," mormorò, gli occhi che si allargavano nel semibuio. La sua lingua uscì, bagnando le labbra prima di avvolgere la punta del cazzo. Lui gemette, le mani che si intrecciavano nei suoi capelli scuri. Lei prese più dentro, la bocca calda e umida che lo avvolgeva completamente. Il suo ritmo era perfetto, alternando profonde aspirazioni a veloci colpi di lingua sulla sua cappella.
"Merda, Gis, sei brava," ansimò, i fianchi che iniziavano a muoversi in sincrono con i suoi movimenti. Lei lo guardò dall'alto, gli occhi pieni di desiderio mentre prendeva ancora più cazzo in gola. Sentiva le sue tonsille che si rilassavano, il naso che premeva contro la base pelosa. Le sue mani accarezzavano le sue palle, massaggiandole delicatamente mentre continuava a succhiare con forza.
Dopo alcuni minuti di questo torturante piacere, lui la tirò su. "Adesso voglio quella fica," disse, la voce roca di desiderio. Gis si appoggiò alla parete, alzando il vestito fino alla vita. Non indossava mutandine - le aveva tolte durante il pranzo, infilandole in borsetta. La sua fica era completamente depilata, le labbra gonfie e bagnate di desiderio. Lui le passò due dita lungo la fessura, sentendola contrarsi.
"Per favore, cognato," supplicò, le gambe che si aprivano il più possibile. Lui la penetrò con un movimento rapido, entrando completamente in un solo colpo. Entrambi gemettero insieme - lui per il calore avvolgente di lei, lei per la sensazione di essere così piena. "Mio Dio, sei enorme," gridò, le unghie che gli graffiavano la schiena attraverso la camicia.
Iniziò a scoparla con forza, i colpi profondi e ritmati che facevano sbattere il suo corpo contro il muro. Il suono delle loro pelli che si scontravano riempiva il piccolo spazio, mescolato ai loro gemiti e al respiro affannoso. "Più forte," urlò lei, le gambe che lo avvolgevano attorno alla vita. "Scopami tutto, cognato!"
Lui la prese con più forza, il cazzo che la riempiva completamente con ogni spinta. Sentiva i suoi muscoli vaginali che si contraevano attorno a lui, trattenendolo dentro. "Ti piace questo cazzo, eh? Ti piace essere scopata da tuo cognato?" le chiese, la voce roca.
"Sì! Merda, sì! Un cazzo così non l'avevo mai visto!" gridò, il corpo che tremava sotto i suoi colpi. Lui le sollevò una gamba, mettendogliela sulla spalla. Questa nuova posizione gli permise di entrare ancora più profondo. Gis urlò di piacere, le mani che si aggrappavano alle sue spalle.
"Sto per venire," ansimò lui, sentendo le palle che si stringevano. "Dentro, vieni dentro di me," supplicò lei, gli occhi che lo guardavano intensamente. Con alcuni colpi finali, potenti, lui eiaculò, sentendo il sperma schizzare dentro di lei mentre il suo corpo si contrasseva in un orgasmo violento.
Rimasero appoggiati al muro per diversi minuti, i corpi che tremavano ancora per l'intensità. Il sperma di lui colava lungo le sue cosce, mescolandosi ai suoi succhi. "Mio Dio," mormorò lei finalmente, la testa che si appoggiava al suo petto. "Non abbiamo mai fatto così."
Lui la baciò dolcemente, le mani che le accarezzavano i fianchi. "E solo l'inizio," disse, sentendo il cazzo che già si induriva di nuovo dentro di lei. Gis rise, un suono basso e sexy. "Allora mostrami cosa sai fare, cognato." E lui ricominciò a scoparla, più lentamente questa volta, godendosi ogni momento del loro peccato segreto nel caldo opprimente di Ferragosto.
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